I BREA NELLE ALPI DEL MARE
Suggestioni fiamminghe sulle sponde mediterranee delle Alpi del Mare
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Le suggestioni fiamminghe arrivano sulle sponde mediterranee delle Alpi del Mare attraverso la Spagna e qui vengono elaborate e fatte proprie dai maestri locali e nel corso del quindicesimo secolo, con il riassetto delle rotte commerciali, la Liguria occidentale si caratterizza quale centro in cui convergono le istanze del rinascimento italiano e della cultura d'oltralpe.
Nel XV secolo numerosi artisti - quali Antonio da Mondovì (attivo dal 1426), Giovanni Canavesio, i Biazaci ed i Brea - hanno portato le loro conoscenze tecniche e le loro esperienze costruendo ed affrescando chiese, dipingendo tavole e scolpendo portali, opere che ancora oggi si incontrano numerose nei borghi delle Alpi del Mare. Questo incontro tra artisti e costruttori provenienti da tre aree vicine, ma divise dalle barriere orografiche, ha dato vita ad una scuola ligure - nizzarda - monregalese attiva per oltre un secolo sul territorio. Andiamo a scoprire alcune delle figure principali di questo triangolo culturale.
Tommaso e Matteo Biazaci (Busca, ca. 1440 - ca. 1490) furono attivi in Piemonte e Liguria. Ai due fratelli sono attribuiti gli affreschi delle cappelle di Santo Stefano e San Sebastiano a Busca e su una casa a Valgrana, oltre alle Storie dell'infanzia di Cristo nella parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo a Sanpeyre (prima del 1474).
Sono attivi in seguito ad Albenga nel convento di San Bernardino. Del 1483 sono gli affreschi dei Vizi e delle Virtùnel Santuario di Nostra Signora delle Grazie a Montegrazie, mentre degli anni successivi, nel medesimo santuario, sono le Storie della vita del Battista.
Dopo questa data non si hanno più notizie certe dei due fratelli, anche se gli storici hanno loro attribuito altre opere presenti nella parrocchiale di Solva ad Alassio, e l'Annunciazione di Andagna, che altri attribuiscono ora al Canavesio, ora al Baleison.
Giovanni Canavesio (Pinerolo, ca.1450 - ca. 1500) fu attivo in Piemonte Liguria e Provenza. Ad Albenga nel 1427 eseguì una Maestà con San Giovanni, la Crocifissione nel palazzo comunale e l'affresco araldico sulla facciata del palazzo vescovile.
A Taggia, nel 1482 dipinse la Crocifissione nella sala capitolare del convento, mentre a Pigna affrescò la cappella di San Bernardo con Storie della Passione, gli Evangelisti e un Giudizio finale.
Nel 1491 è a La Brighe dove firma la Madonna e i Santi (oggi a Torino) e Storie della Passione, gli evangelisti e un Giudizio finale.
Datato 1500 è il polittico di San Michele nell'omonima chiesa a Pigna.
In collaborazione col Baleison sono gli agìffreschi della cappella di San Sebastiano a St. Etienne de Tinée e quelli delle Storie della Passione nella cappella di Nôtre Dames des Douleurs a Peillon.
Ludovico Brea (Nizza, ca. 1450 - ca. 1522-1525) è stato un pittore italiano rinascimentale, attivo soprattutto nel ponente ligure, a Genova ed in Provenza.
Formatosi in ambiente provenzale tra Nizza ed Avignone ed in contatto con maestri quali Jacopo Durandi e Jean Miralhet, operò in un ambiente artistico crocevia di varie correnti pittoriche: italiana, fiamminga, catalana e provenzale.
La sua prima opera certa è la "Pietà fra i santi Martino e Caterina d'Alessandria" eseguita per il monastero di Cimiez presso Nizza nel 1475 e recenti ricerche gli attribuiscono anche la "Madonna della Confraternita della Misericordia" a Nizza, del 1465. Altre opere significative si trovano in tutta la riviera da Monaco a Mentone, da Taggia a Imperia (ove conosce e subisce l'influenza del pittore lombardo Vincenzo Foppa, in quegli anni al servizio di Giuliano della Rovere), da Savona a Genova, ove è attivo dal 1483 lasciando la propria opera nella chiesa della Consolazione.
In Ligura svolsero la loro attività come pittori anche i fratelli di Ludovico, Pietro ed Antonio Brea, suo imitatore, e il figlio di quest'ultimo, Francesco Brea.
Con i finanziamenti provenienti dal programma europeo Interreg IIIA ALCOTRA la Regione Liguria in collaborazione con il Conseil General des Alpes Maritimes ha realizzato uno studio preliminare finalizzato a definire un percorso storico artistico che illustri le principali opere pittoriche del periodo tra il XIV e il XVI secolo conservate nelle chiese e negli oratori della provincia di Imperia, con brevi, ma indispensabili sconfinamenti in Francia e in Piemonte.
La stagione artistica che si vuole documentare abbraccia un arco di circa due secoli dalla seconda metà del Trecento agli ultimi decenni del Cinquecento ed è molto significativa per la storia dell'arte in Liguria, perché è caratterizzata da una forte presenza di artisti locali o che lavorano esclusivamente nel ponente ligure. In un primo periodo raccolgono l'eredità delle grandi personalità che i committenti richiamavano dal Piemonte, dalla Lombardia e dalla Provenza; successivamente emergono alcuni artisti capaci di creare stili e fare scuola, come Pietro Guidi e soprattutto Ludovico Brea.
Taggia si può considerare come il centro storico e geografico del percorso, in particolare per il Convento dei domenicani fondato nel 1460, dove si apre il periodo d'oro della pittura gotica locale compreso tra il 1478 - anno del San Domenico di Giovanni Canavesio a Taggia e del polittico di Carlo Braccesco a Montegrazie di Imperia - e il 1516, anno in cui Ludovico Brea firma l'ultima opera pervenuta, il San Giorgio di Montalto.
Sempre a Taggia si afferma, in pieno Cinquecento, lo stile compendiario di Francesco Brea, nipote di Ludovico e iniziatore di una nuova tecnica destinata ad essere molto imitata, in un periodo in cui diversi fattori portano a un cambio e a un brusco ridimensionamento delle esigenze della committenza. Nonostante la crisi in atto, tuttavia, il Ponente ligure continua a rappresentare una terra di conquista per gli artisti forestieri, alcuni dei quali vi si stabiliscono.
In concorrenza tra loro e con Francesco Brea si affermano anche Giovanni Cambiaso e il figlio Luca (destinato a conseguire migliori successi in quel di Genova), Agostino da Casanova, l'ormai anziano Pietro Guidi da Ranzo spalleggiato dal figlio Giorgio, Raffaele e Giulio de Rossi e, a un gradino forse un po' più basso, Emanuele Macario da Pigna. In un secondo tempo poi, quando le schiere di aiutanti si assottigliano e i titolari delle botteghe tornano a rappresentare soltanto degli abili artigiani e non più dei "divi", sorge un altro problema: che la domanda poco lungimirante dei committenti li costringe a omologare, piuttosto che a personalizzare i loro stili. Con ciò, se si tiene conto delle ridipinture, delle sovrapposizioni e dei danni provocati dal tempo, non può sfuggire la difficoltà di associare un nome, una data e un titolo a molte di queste opere, sul conto delle quali è sorto, nel corso dei decenni, un dibattito attribuzionistico che per certi versi continua tuttora.
Seguendo le tracce di questi e altri artisti nella provincia di Imperia e poco oltre, si possono individuare sei itinerari principali: da Ventimiglia alle valli Nervia e Armea; Sanremo, Taggia e la valle Argentina; da Riva Ligure alle valli di Imperia: Prino, Caramagna e Impero; le valli del Dianese, San Bartolomeo e Villa Faraldi; Rezzo, Pieve di Teco e gli altri centri della valle Arroscia; da Ventimiglia a Notre Dame des Fontaines, in alta val Roya.
Fonte ed ulteriori informazioni: http://www.culturainliguria.it
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